La scomparsa dei giovani
Rosina, Alessandro
Garzanti, Milano, 2025
La denatalità è il vero elefante nella stanza del nostro tempo: non ci si vuol rendere conto degli enormi impatti sociali e economici di questo fenomeno. Afferma Rosina “L’UE-27 deve prepararsi a rendere sostenibile un rapporto tra gli over 65 e la fascia 20-64 anni che arriverà a superare il 50% nel 2045. L’indice è già attualmente oltre il 40% per l’Italia e, secondo le previsioni Eurostat, rimarrà sopra la media europea assestandosi attorno al 66% nel 2070” (p.90). Secondo previsioni ISTAT l’Italia potrebbe scendere a 40.000.000 di abitanti nel 2080 con una popolazione sempre più vecchia (p.124). Se poi al problema della denatalità si aggiunge quello dell’esodo dei giovani dalla nostra nazione, il quadro diventa iper-drammatico infatti “La perdita dei giovani, a maggior ragione in un paese che ne ha pochi, porta a un triplice danno: il costo di averli formati; il ritorno (produttivo e riproduttivo) che si sarebbe ottenuto se fossero rimasti; il fatto che rendano demograficamente più solidi e competitivi sul mercato internazionale i paesi con cui ci confrontiamo” (p.92). Insomma: meno nati + giovani che vanno via = nazione con meno abitanti e sempre più vecchi. Che fare dunque? La risposta è “teoricamente” semplice: migliorare la qualità della vita in Italia in modo da evitare gli esodi e favorire condizioni positive per chi vuole avere figli: in questo modo si invertirebbero entrambe le tendenze (pp.128 sgg)
